SUONI AGRO-PASTORALI DI CALABRIA

di Simone BONASSO

La Calabria è la regione d’Italia a più alta densità qualitativa e quantitativa di strumenti popolari.
La varietà che si riscontra in questa piccola e abbandonata terra del Sud non ha eguali in Europa.
Per capire bene come nasce e si sviluppa tutta questa ricchezza musicale, in grandissima parte ancora oggi inesplorata e sommersa, è di fondamentale importanza fare un piccolo excursus storico e geografico nella nostra regione.
La Calabria vanta 780 Km di coste, essendo circondata da due mari, il Mar Ionio a Est e a Sud e il Mar Tirreno ad Ovest, tanto da renderla quasi un’isola se si tralascia il confine a Nord con la Basilicata.
Il paradosso risiede nel fatto che siamo un popolo a forte vocazione contadina e pastorale, il calabrese medio si identifica nel lupo della Sila o nella capra dell’Aspromonte, piuttosto che nel pesce dello Ionio.
Questo perché il nostro territorio è stato da sempre terra di conquista. Per secoli e addirittura millenni, siamo stati colonizzati da un infinità di popoli diversi per provenienza, cultura, usi e costumi. Basti ricordare la grande epopea della Magna Grecia e di Roma, ma da noi hanno fatto capolino anche Normanni, Svevi, Longobardi Angioini, Bizantini, Aragonesi e non ultimi i Saraceni.
Se da un lato tutte queste dominazioni hanno arricchito la storia e la cultura locale, con opere architettoniche e artistiche di alto livello e hanno importato e in alcuni casi imposto usanze e costumi differenti, dall’altro hanno inconsciamente inculcato nel calabrese la paura del mare perché dalla costa arrivavano i pericoli.
Il popolo si è rifugiato in montagna e solo negli ultimi 50/60 anni si è riversato nuovamente nella marina.
La Calabria non è mai stata una terra votata al commercio o alla pesca se non per rare eccezioni e in tempi relativamente recenti, la cucina tradizionale è povera di pietanze a base di pesce e di contro le uniche attività svolte sono sempre state l’agricoltura in collina e la pastorizia in montagna.
Quello che non è riuscito a completare l’uomo, lo ha fatto la natura, il nostro territorio è geograficamente diviso in maniera netta e distintiva in varie zone.
Le tre montagne principali, Pollino, Sila e Aspromonte con le Serre Calabresi e le vallate del Marchesato Crotonese con la piana di Sibari e Siderno, hanno reso difficile la viabilità, le popolazioni hanno avuto modo, nel tempo, di personalizzare alcuni stili di suono.
La musica calabrese risente fortemente del retaggio storico, paesaggistico e agro-pastorale dei nostri antenati.
Quella che comunemente viene chiamata tarantella calabrese in realtà non esiste o meglio non esiste un’unica tarantella.
Ci sono varianti che incidono nello stile, nel modo di ballare e negli strumenti adoperati da zona a zona.
Gli strumenti popolari di Calabria sono innumerevoli e molto ben distinti tra di loro per tipologia, accordatura, repertorio, tecnica esecutiva, legni adoperati ecc ecc.
La mamma di tutti gli strumenti è senz’altro la zampogna, si riscontrano 4 tipi principali che con le varie accordature e sotto-tipologie arrivano a superare i 20 modelli.

Nel reggino si sono sviluppate le zampogne a paru e la moderna.
Nelle Serre Calabresi la terzarola e la zampogna a chiave che a sua volta si suddivide per grandezza e intonazione in Romana, Menzetta, 16 e 18, quest’ultima orma rarissima.
Nel Reventino la conflentana, nelle aree arbereshe cosentine e crotonesi la surdulina, nell’alto cosentino e nel pollino la zampogna a chiave del pollino, nel marchesato crotonese la stifetta, la romagnola e la cornetta di Mesoraca.
Nella locride l’ha fa da padrone la lira calabrese, nel marchesato crotonese e nel rossanese la chitarra battente, nel reventino l’organetto 4 e 8 bassi e nel reggino l’organetto 2 bassi.
Il tamburello cambia per struttura e modalità di suono in base agli strumenti che accompagna e alla provincia in cui viene suonato.
Nel reggino è un vero e proprio protagonista, fomenta con il suo ritmo i ballerini nella rota, Nel marchesato crotonese è assente e nel cosentino funge da semplice accompagnamento ritmico.
I fiati della Presila crotonese e catanzarese sono molto importanti, ci sono i frischiatti a quattro fori anteriori e uno posteriore che venivano suonati dai giovani pastori al seguito del gregge.
I zuchi, via di mezzo tra strumento musicale e giocattolo per bambini costruiti con i salaturi e la vescica di maiale.
La Frischettara di castagno strumento effimero della tradizione pastorale, costruita con i polloni del castano nel periodo primaverile.
Il repertorio e vastissimo e i testi della tradizione innumerevoli, auspico che nei prossimi anni i giovani calabresi prendano coscienza della ricchezza musicale che la loro terra ha da offrire e possano recuperare quanto più materiale possibile per ridare la dignità perduta che questa musica merita.

 

La Ciminiera – marzo 2022