Parliamo di “BruTTium”

Più volte, parlando del nostro Centro Studi, ci siamo sentiti correggere nella dizione e di più nello scritto: “Bruttium“.
Nasce, quindi, l’esigenza di dire qualcosa sull’argomento.
A questo punto, ci sembra già di vedere alcuni “latinisti“, sicuramente poco storici, storcere il naso di fronte alle due “T”.
Cercheremo, perciò, anche se brevemente e succintamente, di dare una qualche giustifcazione a questo nostro appellativo.
La Calabria, di recente, è stata al centro di ricerche sul passato nel tentativo,  abbracciando una pluriennale successione di eventi , di raccordare quello con il presente, dal momento in cui la nostra Regione è balzata nel quadro della storia ad oggi.
Tuffandoci nel bagno della storia è un fatto positivo che, soltanto, a partire dal IV secolo a.C. l’emergere dei Brettii e il loro espandersi abbia conferito “unitarietà” all’area dell’attuale Calabria”.
Questo fenomeno ci interessa quì non solo e non tanto nelle sue, pur significative, implicazioni sul piano delle forme di rappresentanzione della realtà regionale   la denominazione di “Brettia, Bruttii et sumilia” identificherà in maniera specifica e sostanzialmente unitaria la regione per i Greci e i Romani fino all’età bizantina  ma, come l’emergere e definirsi di una specifica e “unitaria” entità etnica metta esplicitamente in primo piano quei problemi di ordine socio economico, le tradizioni sulle loro “origini” silvo pastorali, le caratterizzazioni, nelle fonti greco latine, le loro peculiari realtà insediative, produttive e organizzative nel rapporto con la cultura greca nel senso più ampio del termine.
Quando Plinio il Vecchio, nella sua enciclopedica “Storia Naturale“, descrisse geograficamente la Calabria parlò dei “Bruttii” che porteranno, poi, alla creazione, verso la fine del III secolo d.C., di una provincia governata dal “corrector Lucaniac et Bruttiorum“.
Eduard Walfflin, nel suo “Expositio totius mundi et gentium“, ricorderà il toponimo “Bruttium” con:”Post name (sci1.C alabriam) Bruttium (sic)  post Bruttium (sic)”.
Per Roma “Brutti” significò indifferentemente tanto le genti locali   italiche prima, romanizzate poi   quanto la Calabria intera.
Dal chè” BRUTTIUM“.
E si potrebbe continuare oltre, dall’Orsi al Zanotti Bianco, daEdoardo Galli all’Ulrich Kahrstedt, alla Guida T.C.I.
Capire e conoscere la realtà passata e presente, dall’antico Bruttium   punto di partenza, alla moderna Calabria, punto di transito e di arrivo  è lo scopo del nostro Centro Studi “Bruttium”.
Evidenziare le comuni radici delle antiche memorie di questo accidentato territorio in cui la diversità delle immagini è lo sfondo principale degli avvenimenti e degli uomini che quìhanno vissuto;diquestaterra punto d’incontro di uomini,del confronto delle loro idee sui più svariati argomenti: quell’insieme, insomma, che costituisce la storia nel suo continuo divenire.
Certo, la Calabria di Paolo Orsi, quella dei “meriggi classici di Locri e Caulonia, nell’ora che rubale forze . e sui campi accecati non vibrano chele squame d’argento dei cardifioritie la monotonia del canto delle cicale  delle grandiose linee e degli splendidi colori della Valle del Crati:dei suoi tramonti epici“, è difficile oggi a riconoscersi sotto la coltre di cemento che nasconde le sue antiche memorie e il suo volto.
Quelle memorie – dice Roberto Spadea –  sono circondate da violenze ed indifferenze nel Calabrese di oggi, come un figlio che voglia vendicarsi di una madre sempre avara e mai affettuosa, che pure un tempo aveva regalato salubrità e ricchezze alla gente che, dalla Grecia, era approdata sulle sabbiose marine dello Jonio in cerca di un futuro migliore“.
Per questo ci siamo costituiti in Centro Studi “Bruttium“.
Per questo il nostro “Bruttium“, con due T, vorremmo che fosse conosciuto, vissuto, divulgato.

– La Ciminiera 00 – 1996 – pag. 3 –

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