Memoria di una comunità
Comunità della memoria

di Luigi Maria Lombardi SATRIANI

I Middel town studies sono una serie di ricerche, condotte tra gli anni Venti e gli anni Trenta, dai sociologi Robert Staughton Lynd e Helen Merrell Lynd in quella che da loro fu individuata come la piccola città americana media (si trattava di Muncie, in Indiana, ma che essi chiamarono col nome di Middletown), con l’obiettivo di studiare la cultura e il cambiamento sociale dei residenti bianchi di questa città, pensata appunto come esemplare rispetto a un’idea di tipico piccolo centro urbano americano.
A metà degli anni Trenta, Adriano Olivetti, illuminato industriale e visionario di una possibile comunità umana dove le diverse componenti potessero convivere armoniosamente, avviò un movimento di comunità e promosse ricerche emblematiche di realtà urbane di medie e piccole dimensioni. Tra le prime ricerche avviate quella su Castellamare di Stabia presentata in AA.VV., La piccola città. Dati per l’analisi sociologica di una comunità meridionale, Milano, Edizioni di comunità, 1959. La ricerca, dovuta in particolare a Franco Ferrarotti ed Elio Uccelli, fu più volte ristampata fino alla più recente riedizione a cura di Domenico Scafoglio e Annalisa Di Nuzzo, nel 2006.
Nel 1979, trentesimo anniversario dell’eccidio del fondo Fragalà – a Melissa, comune del crotonese –, Francesco Faeta pubblicò un catalogo della mostra, edito da Quale cultura, poi confluito nel volume Melissa: folklore, lotta di classe e modificazioni culturali in una comunità contadina meridionale (Milano, Usher, 1979). Faeta notava che nella concretezza dell’azione degli sfruttati l’ambivalenza connaturata alla cultura folklorica si scioglie; non è un caso, quindi, che – come ha rilevato lo stesso Faeta – negli anni della lotta contadina di tradizioni plutoniche, pur presente nell’orizzonte culturale della comunità, si erano di fatto attenuate, sbiadendo nella loro carica di sollecitazione operativa.
Questo complesso processo culturale è sintetizzato da Mariano Meligrana in quegli anni con l’espressione erosione della metafora.
Alla fine degli anni Quaranta Carlo Levi presentò il filosofo tedesco Friedrich Georg Friedmann a Rocco Scotellaro, il fine poeta e operoso sindaco di Tricarico. Il filosofo effettuò numerosi giri in Lucania e in Calabria, incontrando bravi e volenterosi maestri disoccupati.
Vivendo con loro – secondo quanto egli stesso narra – cominciò a comprendere che l’unico metodo era quello di “ascoltare i loro racconti”.
La sera stendeva degli appunti e sulla base di questi formulava delle ipotesi che poi confrontava con i suoi accompagnatori. Quando loro si stupivano, scoprendo di essere d’accordo, concludeva che le ipotesi erano esatte, se non suscitava sorpresa lasciava perdere. Così viene elaborata la sua filosofia sul contadino meridionale, che resta un capolavoro delle scienze sociali, assieme alla constatazione che nella condizione contadina vi sono contemporaneamente miseria e una connaturata, grande dignità. Tale esperienza col mondo contadino viene sintetizzata nel 1952 in uno scritto apparso in Germania, dal titolo Die welt der suditalienischen Bauern, uscito nell’anno successivo in America con il titolo The world of “La Miseria”.
Le considerazioni di Friedmann suscitarono un vasto interesse. Robert Redfield lo invitò a intervenire in un seminario da lui tenuto alla Chicago University; Henry Kissinger, allora direttore del seminario internazionale di Harvard ritenne che l’esperienza di Friedmann nell’Italia meridionale potesse servire per la politica americana di sviluppo nel Terzo mondo. Dunque, gli studi di Friedmann costituiscono uno dei capolavori di cui sono ricche le scienze sociali e a essi dobbiamo essere grati per quanto ci hanno fatto comprendere del mondo contadino.


Si parva licet… Franco Vallone con una sua propria metodologia, autonomamente elaborata, si rivolge al briaticese per individuare come siano sedimentati nella sua memoria figure e momenti significativi della propria vicenda.
Per Vallone sono ugualmente importanti sia le testimonianze degli appartenenti all’aristocrazia e alla borghesia locali, sia i protagonisti del mondo popolare, tutti resi uguali da una loro inalienabile dignità umana.
Sono nato a San Costantino di Briatico, in questo paese ritorno di continuo al termine di ogni mia peregrinazione nel mondo.
Ho conosciuto perciò quasi tutti i personaggi di cui parla questo volume di Franco Vallone eppure mi sono ritrovato, preso dal suo ritmo narrativo, come se dicesse di storie nuove anche se conosciute: segno efficace della suggestione che la parola dell’autore suscita nel lettore delle sue pagine.
Mi domando ora come Vallone realizza tale effetto. A me sembra che lo faccia con una attenta metodologia dell’ascolto, facendo parlare le persone, e, ancora una volta, in modo che da diversi strati narrativi emerga più nitido il ricordo.
Infine perché Vallone si è accinto a tale opera che richiede enorme pazienza e non poca fatica. Già egli aveva rivolto, in altri suoi lavori, la sua attenzione a esponenti dell’aristocrazia briaticese ritratti con efficacia e delicatezza. Anche questa volta i personaggi da lui evocati vengono narrati con capacità di suggestione e levità di tratto. Sono doti, queste, che rendono piacevole l’ascolto delle voci raccolte da Vallone.
Ho parlato di ascolto perché mi piace pensare Franco Vallone come direttore d’orchestra che si rivolge con la bacchetta al singolo componente perché utilizzi in quel momento il suo strumento e questi esegue realizzando, in autonomia, il suo suono. Eppure tutti i suoni dei diversi strumenti d’orchestra vanno a comporre una splendida unità nella sinfonia polifonica che si va così costituendo.
Non ci resta, quindi, che abbandonarci al piacere dell’ascolto senza attardarci a notare eventuali assenze. Probabilmente molti personaggi che sono stati presenti nella società briaticese, non lo sono in questo libro, ma lo stesso Vallone sottolinea che si tratta di un primo volume certamente non esaustivo; infatti è già al lavoro per la stesura di un secondo volume, avendo ricevuto, nel frattempo, materiale adeguato.
Buona lettura, dunque, di questo avvincente volume.

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