L’educazione degli Esposti a Catanzaro.

di Antonio IANNICELLI

Dalla Rota alla Stella e al RossiIl

Il reparto di composizione della scuola poligrafica dell’Orfanotrofio Vittorio Emanuele II di Cosenza-

Per lungo tempo la chiesa di San Nicola Coracitano, sita nella parte vecchia della città, su un bastione che guardava il Corace, ha svolto a Catanzaro la funzione di ricovero dei trovatelli: ‘a Rota di Catanzaro e questo fino all’inizio dell’Ottocento per divenire, successivamente luogo di accoglienza di orfani e ragazzi poveri. Qui, secondo le testimonianze del medico Cesare Catanzaro che ha dedicato un esaudiente studio alle Opere di Beneficenza della Città, il canonico Antonio Masciari aveva raccolto “molte orfane che alimentò con l’elemosina della gente, col lavoro delle orfane stesse e con tutti quei mezzi che gli suggeriva la sua grande carità”. Quindi, quando il canonico Masciari si fa concedere dalle Autorità Ecclesiastiche l’abbandonata chiesa di San Nicola, questa non adempiva più al servizio di Rota cittadina, sicuramente trasferita altrove e poiché le orfane aumentavano di giorno in giorno, i locali diventavano insufficienti per accogliere la moltitudine di infanti che vi giungeva. Ed ecco che Masciari corre a Napoli ad implorare l’aiuto del sovrano Ferdinando IV che commosso dalle condizioni di miseria ostentata dal canonico, gli concede per la sua importante causa il Monastero di Santa Maria della Stella, dove il 30 maggio del 1822 fanno ingresso le orfane. Il pio luogo, in poco tempo, venne elevato da Ferdinando IV (che nel frattempo era divenuto Ferdinando I, re delle due Sicilie) ad Ente morale con l’assegnazione di una dotazione annua di 400 ducati (V p.12 Centenario).
Ai primi del 1861, nasce in quella struttura, un asilo d’infanzia, sotto il nome del generale Guglielmo Pepe, che già nel 1863 accoglieva “cento figli”, come li chiamava Marianna Conventry, moglie del defunto generale Guglielmo Pepe, sotto la cui protezione si pose l’asilo. L’istituto aveva la sede centrale nell’Orfanotrofio di Santa Maria della Stella e due succursali una alle Baracche e l’altra al Carmine per accudire 390 figli del popolo: 144 bambini e 246 bambine.
Lorenzo Agnelli, vice direttore del Liceo Galluppi, quando nel 1866 visita l’Orfanotrofio della Stella, nel parlare con una suora, addetta alla cura delle orfane, sente delle urla da parte di una ragazza di sedici anni che, come impazzita, desiderava un marito. Nel chiedere spiegazioni, la suora ebbe a precisare: “se lasciamo uscire questa, da oggi una dietro l’altra impazziscono tutte e vogliono la stessa cosa”. Allora il numero delle ragazzine prese e sciupate, stuprate e corrotte avevano indotto le Istituzioni della città a creare in quel luogo una vera e propria struttura a difesa dei diritti di queste minori per ricondurle sulla retta via. Qui, istruite soprattutto “in lavori donneschi”, si insegnava loro un mestiere come tessitrice, guantaia, ricamatrice e per dette attività ricevevano anche un compenso che veniva depositato su un libretto di risparmio nominativo che veniva consegnato alla giovane al compimento del 20 anno, quando doveva “uscire dallo stabilimento”. Con l’insegnamento di un mestiere, ma soprattutto con una puntuale ed attenta rieducazione, l’Ente cercava di trasformale in mogli e madri esemplari, cancellando il ricordo di quella iniziazione avvenuta più per forza che per amore.
C’è da precisare che, l’Orfanotrofio della Stella, con statuto approvato nel 1879, prevedeva l’accoglienza gratuita dell’Esposte ed ancora delle orfane e delle fanciulle povere della Città e della Provincia, sempre però con età non maggiore di 12 anni. Secondo le possibilità economiche dell’Ente, si potevano ammettere anche ospiti a pagamento “con retta di lire 15 mensili”. Qui le ragazze frequentavano le tre classi elementari e quelle più volenterose venivano invogliate a frequentare la scuola magistrale per conseguire la patente di Maestra.
Anche i minori maschi, avevano una loro struttura educativa.
Verso la metà dell’Ottocento, il filantropo Gaetano Pugliese, fonda nell’antico convento dei Carmelitani un Orfanotrofio maschile allo scopo di alimentare ed istruire nelle materie agrarie gli Esposti e gli orfani di Catanzaro.
Il Comune approva il progetto e dichiara l’opera comunale, con un governatore nominato dal Consiglio Municipale, stabilendo altresì che insieme agli esposti in quella struttura dovevano essere ricoverati anche gli orfani dell’età non maggiore di otto anni
Per l’istruzione dei ragazzi, anche qui c’erano maestri elementari, maestri di musica, maestri di sartoria, di calzoleria e tipografia pronti ad insegnare un mestiere o un’arte, ma dopo la molta cura iniziale, per vicissitudini legate all’avvicendarsi dei diversi direttori le cose cambiarono.
Cesare Catanzaro, medico e storico cittadino, in un suo scritto critico, sfata l’ottima organizzazione della struttura e riporta che “agli alunni non si lasciava tempo per farli studiare le materie agrarie, ma solo a farli suonare, sempre suonare e niente altro che suonare”. Infatti venuta meno la Guardia Nazionale e di conseguenza la sua banda, si pensò di supplirla con la banda dell’Orfanotrofio, convertito, nel frattempo “in uno stabilimento musicale”.

Banda musicale dell’Orfanotrofio Rossi (Archivio Antonio Benefico)

E così si chiamarono fin da Napoli professori di musica, arrivarono a Catanzaro buoni strumenti musicali e si suonò da mattino a sera. A teatro, alle feste dei Santi in chiesa, agli accompagnamenti nei funerali, di domenica nelle piazze e se c’era altro tempo disponibile venivano organizzati concerti, tralasciando così la volontà del fondatore dell’Ente.
Pur essendo stata istituita all’interno dell’Istituto una calzoleria ed una sartoria, ben poche scarpe e pochi abiti – a detta di Cesare Catanzaro – vennero realizzati dagli alunni. Questi nel mentre cercavano di imparate questi mestieri, o studiare le materie di agraria venivano chiamati per suonare a funerali e subito dovevano occorrere perché “lucravano 50 lire”, ma per l’Istituto. Anche la tipografia non diede i frutti sperati e c’è chi pensò che forse tutto l’interesse ad imparare un mestiere non c’era da parte degli ospiti perché a differenza dell’Orfanotrofio femminile della Stella dove le orfane per le attività svolte di cucito, tessitura, ricamo percepivano una mercede versata su un libretto a loro intestato che sicuramente spronava a fare bene il proprio lavoro.
Comunque l’aver conseguito un diploma era per gli allievi della scuola un traguardo veramente ambito che loro non mancavano di ostentare.


La Ciminiera – Giugno 2022

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