L’ASTRATTISMO SOGNANTE di Giovanni CURTO

di Salvatore CONTE

Nel linguaggio dell’arte, i colori hanno un significato ben preciso.
Sappiamo riconoscere e distinguere le tonalità calde da quelle fredde, grazie alla percezione visiva e essere invasi da sentimenti più o meno gradevoli dalle masse di colori che osserviamo in un preciso istante.
L’opera pittorica, al di la dell’eventuale iconografia, diventa esperienza ed espressione artistica. E’ questo il caso delle opere di Giovanni Curto.
Le sue opere, quasi monocrome, con campiture ora calde ora freddi vengono impressi nelle tele dall’artista, come note musicali.
Guardando le opere di Curto ci immergiamo quasi in un sogno di forme astratte, luminose e mitiche.
Osservando le sue tele, è facile farsi trasportare dal “mitico” dei personaggi alati, dalle donne dormienti, da quel cosmo che raffigura in piena luminosità e astrattismo.
Gli effetti cromatici dell’artista sono interessanti dal punto di vista tecnico, nonostante il modo “astratto” di comporre riesce a darci la possibilità di capirne il significato iconografico senza ambiguità. (Il titolo dell’opera è chiaramente leggibile nel quadro).
La gestione del colore resta quello che tanto ci affascina ed è la sua firma autentica.
Le sue opere si presentano con ritmi ora lenti ora convulsivi, i suoi personaggi sono in continuo movimento la staticità è abborrita, tutto si muove grazie agli effetti cromatici e grafici che riesce a creare.
Le tele “angeliche” dal colore freddo, la donna adagiata sul verde acquatico, il nudo dal colore rosa esprimono i sentimenti che l’artista prova durante la lavorazione delle sue opere. Lo spettatore, nel porsi difronte alle sue opere, è capace di sentire quello che lui stesso provava durante il processo creativo.


La Ciminiera – Giugno 2022

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