LA GIUDECCA DEGLI EBREI

di Angelo DI LIETO

La Giudecca di Catanzaro

I “Greci”, risalenti al periodo della Magna Grecia, erano i profughi delle aree marittime che erano sfuggiti dalla costa per difendersi dalle incursioni saracene, i quali seppero dare vita, con le loro abitazioni, al Rione detto della “Grecìa”, dove divennero abili tessitori.
Gli “Ebrei” arrivarono in Calabria nel 1073 ed ebbero in Catanzaro la loro Sinagoga, il loro quartiere chiamato “Giudecca” e le loro attività artigianali e commerciali, divenendo specializzati nelle tinture, nella produzione della seta e nella vendita dei damaschi e dei velluti pregiati. Le Chiese inoltre concedevano in fitto il diritto di tintura ad artigiani ebrei.
Nel 1492 i Sovrani di Spagna Ferdinando II il Cattolico e la Regina Isabella espulsero gli Ebrei dalla Spagna, mentre nel 1510, una sudditanza del vice regno di Napoli al Regno di Spagna, avallata da un clero retrivo, antisemita e fanatico, espulse gli Ebrei dal Meridione con un editto che restò sino alla caduta dei Borboni al tempo dell’Unità d’Italia.
Nel 1541 gli Ebrei furono definitivamente espulsi da Catanzaro e dalla Calabria.
Anche se liberi, erano stati comunque costretti ad indossare una clamide di colore nero, con una “rotella”, per essere distinti dai cristiani.
La “rotella” era un pezzo di stoffa gialla cucito sull’abito; i maschi portavano la rotella sulla parte destra del petto, mentre le donne la tenevano sul petto o sul manto. Le meretrici, poi, dovevano portare in testa, come segno di distinzione, un velo giallo, ma in alcune aree fu esteso, in senso dispregiativo, anche a tutte le donne ebraiche.
In Sicilia gli Ebrei pagavano la “gesia”, cioè la tassa che consentiva loro di praticare il culto, così come i cristiani pagavano ai mussulmani la “jizya”, o “imposta di protezione”.
Inoltre dovevano pagare un’oncia al giorno per la mensa del Re; poi corrispondevano la “jugalìa” che era una tassa di 4 tarì che veniva applicata per ogni sposalizio, così come veniva riscosso un tarì per ogni maschio nato, mentre su ogni femmina nata veniva esatto un carlino.
In ogni città il Comune stipulava un tipo di contratto con gli Ebrei che veniva chiamato “condotta”, perché con esso, in cambio di una forte tassa, ricevevano protezione e libertà di culto.
Nei processi i cristiani potevano testimoniare contro gli ebrei, mentre non era possibile che un ebreo testimoniasse contro un cristiano.

Giudecca di Bova

Secondo un’errata interpretazione di un passo della Genesi, nel quale si legge: ”Tu mangerai il pane guadagnato col sudore della fronte”, i cristiani non potevano prestare denaro, ma dovevano vivere del lavoro della terra, per cui investire denaro o prestare denaro, come facevano gli Ebrei, era vietato dalla Chiesa di Roma.
Il veto era fondato sul fatto che mentre i frutti della terra potevano essere mangiati da tutti, e cioè da chi lavorava e da chi non faceva nulla, negli investimenti di denaro invece partecipavano agli utili soltanto coloro che avevano investito capitali e che col lavoro avevano fatto fruttare.
Gli Ebrei erano stati cacciati da Catanzaro, non proprio per motivi religiosi, ma perché prestando denaro ad usura, sottraevano utili a qualche ricco cittadino locale, che al pari degli Ebrei prestava denaro.
Infatti anche dopo il loro allontanamento, gli usurai locali hanno continuato egregiamente a “strozzare” la gente, per cui questo dimostra che la colpevolezza data agli Ebrei era ingiusta e che era stata tutta una macchinazione degli strozzini locali per avere un maggiore campo di investimenti ad usura.
A giustificazione della loro cacciata, gli ebrei furono anche accusati di aver anticipato somme di denaro ai produttori, per vincolarli nell’accaparramento di tutta la seta prodotta e consentendo soltanto che altri acquistassero piccole quantità.
Però l’esodo di migliaia di Ebrei (1541) portò al declino dell’arte serica e del suo commercio. Il loro allontanamento portò il Meridione italiano in uno stato di povertà e di arretratezza, causato anche da un’onerosa pressione fiscale applicata dagli Spagnoli sulla produzione della seta e anche dal fatto che l’economia privata di consumo annuale degli Ebrei cessò.
Infatti gli Ebrei, tutti assieme, spendevano annualmente anche delle cifre ragguardevoli per il loro sostentamento e per la lavorazione della seta e della lana, per cui, aggiunti altri fattori, questa piccola economia cittadina catanzarese venne meno provocando un grave danno ai commercianti locali.
Le diverse emigrazioni avvenute nei secoli hanno provocato il depauperamento e la distruzione del patrimonio artistico degli Ebrei, non solo nei lavori in argento e lignei, ma soprattutto nel campo della tessitura in lana e in seta.
Quando nella storia gli ebrei, per la tutela della loro incolumità e protezione, hanno subito onerose richieste e ricatti in oro da parte di alcuni governi, probabilmente furono costretti a bruciare rari e pregevoli tessuti per recuperare frammenti e fili d’oro che avevano arricchito i diversi paramenti. Questo spiegherebbe l’assenza di manufatti antichi e di tessuti lavorati con raffinati disegni e con innesti in seta policroma con iscrizioni in oro.
Nelle Sinagoghe si adoperavano in seta i “rotoli delle preghiere” (torah), dove erano riportati gli insegnamenti e i precetti che Dio aveva rivelato a Mosè sul Monte Sinai. I “mappah” sono dei cerchi che evitano al “Rotolo” di srotolarsi. Il “tallet” è il mantello in seta o in lana, che viene usato dagli uomini durante le preghiere.

La Ciminiera Dicembre 2021

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