Gente di mare e non solo nel libro “Briatico di una volta” di Franco Vallone

di Antonio IANNICELLI

Mentre leggo il libro “Briatico di una volta” [Franco Vallone, Briatico di una volta. Storie, luoghi, persone e personaggi di un paese della Calabria, Adhoc Edizioni, Vibo Valentia], spezzoni di vita, riprodotti da antiche foto mi scorrono sotto gli occhi in una sequenza ordinata ed accattivante e mi parlano di una appartenenza, di una terra d’origine, del luogo del cuore. Un patrimonio di scatti realizzati da gente comune dagli inizi del secolo scorso agli anni Novanta su temi di cultura, di tradizioni, di costume, di vita della città di Briatico. L’intento dell’autore, Franco Vallone, scrittore, giornalista pubblicista con il piglio dell’antropologia è quello di registrare l’ascolto della gente comune, le voci dei Briaticoti di differente estrazione sociale, per poi ritrovarsi e far ritrovare il lettore in quel luogo comune del “c’ero anch’io”; raccontare come eravamo, studiare lo stato di resilienza della cultura di appartenenza, i suoi cambiamenti per poter dire con un certo pizzico di orgoglio “anch’io sono di Briatico”, ma soprattutto per immaginare “il come saremo” un domani. Osservare il passato attraverso le testimonianze riportate per lanciare un messaggio di speranza, di ottimismo; per immaginare il futuro.
Vallone che ha un bel dialogare col lettore, non è nuovo a questo tipo di impostazioni del lavoro, a queste “contaminazioni a antropologiche” supportato da foto di amici fotografi, di famiglie del luogo, di collezioni private, che colgono momenti individuali e collettivi di una cittadina Meridionale; documenti visivi collocati, senza invadenza, a lato dello scritto al quale l’autore concede molto spazio ricorrendo alla sua lingua, al suo dialetto, chiamando gli oggetti con l’antico nome, le persone con i loro soprannomi, a rafforzare il casato di provenienza, misurando forma e pronuncia, in ciò interpretando appieno il pensiero del glottologo Michele De Luca che con una sintetica nota linguistica, apre il lavoro.
Parlare del proprio paese sotto forma di racconto, proporre al lettore le interviste della propria gente, di chi ha visto e vissuto prima di lui la realtà-dimensione-paese con le attività lavorative giornaliere di pescatori, postini, putihari e quanti altri formano il cuore pulsante della memoria collettiva, realizza appieno quel rapporto di immedesimazione e di simbiosi con l’autore, come dire leggo, ma sono lì col cuore e con la mente.


Trattando di una cittadina che si affaccia sul mare, ricche sono le annotazioni sugli usi e costumi; puntuali i riferimenti, ‘i signi, che la gente di mare deve conoscere per orientarsi verso la terraferma. Regole e leggi del mare che chi abita in quel posto deve conoscere e rispettare, dalla direzione del vento ai pericoli dettati dal maltempo; dal tipo di pesca da praticare alla conoscenza dei posti dove pescare i diversi tipi di pesci. E vieni a conoscere, così, un tipo di pesca assai peculiare, quella dei sùrici che richiede pazienza, costanza e tanto lavoro. E trattando di gente di mare, Vallone ci fa conoscere, attraverso le testimonianze trattate, interessanti notizie sulla marineria di Briatico e sulle famiglie dei Briaticoti che la resero importante, con una compiuta elencazione degli interessati che accomuna bisnonni e pronipoti differenziati solo dai soprannomi. I tempi d’oro quando la marina di Briatico era piena di barche con ben 138 pescatori attivi: i Prostamo, gli Accorinti, i Napoli, intere famiglie dedite alla pesca da generazioni. E c’è la descrizione degli stati d’animo, le gioie i dolori della gente di mare, la cocente delusione che si può provare, dopo notti di duro lavoro, per la rottura di una rete che rilascia in mare una enorme quantità di mùtuli, lanzardo, sgombro occhione, pari a 100 quintali. Un tipo di pesce importante per quella popolazione, utilizzato per la preparazione du pisci all’ogghiu. Una ricchezza di storie di paese raccontate da portatori di eredità, da custodi della memoria: ‘u bastimentuarrenatu, Nilla dubarru, Giuseppe e Iconio Pròstamo e la cattura inaspettata di uno squalo. Ed ancora fatti fantastici, meravigliosi, di sirene ed uomini-pesce che la fantasia popolare vuole abitassero quei luoghi; di creature marine, realmente pescate, assai strane da costituire “a maravigghja”.
Ma per Vallone, Briatico non è solo la sua marina, e in modo particolare la Rocchetta, luogo ove la gente tradizionale di un tempo fa iniziare e finire non solo il paese, ma il proprio mondo; luogo partecipativo delle iniziative culturali e di identificazione di ogni Briaticoto che continua ad ancorarsi a quel posto con tanto di foto ricordo, fino a sentirsi un tutt’uno con la torre. Vallone vuole dilatare i confini della identità briaticese, partendo proprio dalla salita della marina, raggiungere e soffermarsi sul corso per trattare della vivacità, del dinamismo delle putihe,di quelle attività commerciali che si svolgevano all’interno bugigattoli di pochi metri quadrati, ma anche all’interno di empori veri e propri, come quello di “Pinto” dove potevi trovare di tutto d’a gùgghia, dall’ago, al corredo matrimoniale. E scopri insieme a queste attività commerciali, i gusti di un tempo: domina lo stocco tenuto in ammollo nelle vasche di pietra di questi piccoli esercizi; gli odori dominanti che si espandono dappertutto: quello del provolone piccante con la lacrima appena iniziato, della mortadella sotto l’affettatrice dall’immancabile colore rosso mattone, fino a quello delle caramelle nel recipiente di vetro. Ma anche gli occhi annotano altre meraviglie: la diversità dei colori all’interno degli esercizi: dalle bottiglie di liquore messe in mostra su alti scaffali, alle etichette pubblicitarie di caffè e olio, al rosso predominante delle buatte di salsa e a quello sgargiante delle grandi scatole metalliche contenenti biscotti da vendere sfusi.

Il paese di Briatico


Di come si svolgesse la giornata lungo il corso cittadino, dentro queste attività commerciali viene documentata dai tanti “medaglioni” realizzati sugli abitanti-personaggio, a riaffermare che Briatico non è solo la Rocchetta e la sua marina. Briatico è anche altro, senza rinnegare il passato importante della sua marineria. E Briatico vuole essere altro e si propone, con questo libro, per essere anche altro. Dal primo Albergo e Trattoria Centrale di Filippo Napoli, tempo ne è trascorso. Oggi interessanti strutture di avanguardia culinaria si pongono all’attenzione di turisti amanti del gusto raffinato e riescono a fornire le giuste risposte alle loro aspettative. U mangiari briaticoto di una volta si è evoluto! E Franco avrà modo di darcene testimonianza nel prossimo volume, già in cantiere.
Con il suo interessante e stupefacente lavoro, Vallone non solo vuole ricordare “Il come eravamo”, e ribadire l’appartenenza con “io sono di…” per sottolineare i valori autentici di una civiltà tradizionale, ma vuole togliere le ancore da quella Torretta ed invitare i Briaticesi a pensare “al come saremo”, dove riusciremo ad andare. Lui osserva e fa osservare il passato per immaginare un futuro di speranza. Ritengo che questo sia il concetto più importante che l’autore voglia comunicare.

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