Fra metafisica e solitudine: l’opera di Corrado Rotundo

Una serie di ritratti ha attratto la  nostra attenzione, ritratti che hanno in comune sfondi limitati e effetti coloristici che accentuano l’elemento dermico, il tessuto della pelle, rappresentato con incredibile precisione e realismo anche eccessivo, forse, nel far risaltare forme acerbe o abiti strappati e laceri.
Nel “Ritratto di bambina con bambola di pezza”, il corpo, ancora in parte bambino, ma già in parte adolescenziale, poco nascosto da un abito liso e strappato, è segno di situazioni economiche degradate, che lo sfondo, grigiastro, della stanza, che appare così sporca e sfatta, ma anche elemento perturbante della percezione.
Situazione opposta invece nel “Ritratto di donna su altalena”, in cui l’altalena, simbolo classico della femminilità ma anche della fanciullezza, su cui è seduta la donna, con in braccio un orsacchiotto di pezza, diviene simbolo perturbante di un disturbo, di una mancanza che diviene regressione verso un tempo più sereno, quello dell’infanzia.
Nel ritratto di Pino Lavecchia (di cui abbiamo parlato in La Ciminiera n. 2 (2020)), lo sfondo, abbastanza indistinto, ma scuro, dà risalto alla figura del pittore catanzarese, purtroppo scomparso di recente, tratteggiata sapientemente dalla mano del pittore, posto in primo piano con il suo richiamo al silenzio, necessario alla concentrazione per il lavoro dell’artista ma qui trasfigurato in un senso di vuoto metafisico che l’opera d’arte cerca di colmare.


Vuoto e povertà, solitudine e abbandono che emergono anche nel “Ritratto di bambine sul letto” e “Ritratto di coppia”, in cui anche la vicinanza fra i due corpi è, di fatto, un accostamento di solitudini, di vuoti, disperati nel loro sguardo, triste e sconfitto, anche quando , come nel caso dei due coniugi, i corpi si toccano in una stretta che, più che complicità e passione, segnala la disperazione e il bisogno di aiuto, supporto.

Ne “Il giullare delle acque”, la ricerca cromatica, volta verso il marrone e il giallo, decostruisce la scena, deprivata di un ambiente realistico e chiaramente riconoscibile, per trasferirlo su un piano ideale e metafisico, in cui l’acqua, simbolo di vita ma anche segno di morte, è posto al centro della tela, con le tre figure che compongono, secondo le regole del movimento rinascimentale, un modello piramidale, per quanto aperto, con il giullare, del titolo, in secondo piano, che si tuffa nell’acqua della fonte / vasca con atteggiamento dinamico, di contrasto con le due altre figure, più plastiche e “rigide” nel loro rapporto con l’acqua che schizza via.


Le opere metafisiche affrontano il tema dell’assoluto in modo complesso. Nel “Cubo sospeso”, il solido conficcato in un blocco, a i cui piedi cocci di vasellame, una testa in marmo di stile classico, frammenti di colonna, una sorta di natura morta artistica che simboleggia l’incedere inesorabile del tempo che distrugge l’opera dell’uomo e ne cancella l’orgoglio. Il mistero dell’esistenza rimane, inalterato, nella figura del cubo sospeso, immerso in un paesaggio campestre non determinato, che dà l’idea di indefinito.
Uguale funzione metafisica acquisisce “La donna sotto la Pietà”, in cui la modella, nuda, è distesa su un drappo in una posa che ricorda il Cristo morto nella Pietà michelangiolesca sotto il poster di una pietà, collocata al centro di un atelier (di cui si vedono, ad esempio, i muri con affisse altre tele), opera, dunque, quasi iperrealista nella sua strutturazione.
Altro genere rivalutato da Corrado Rotundo è quello classico, reso famoso da Caravaggio, della natura morta.

Nella “Natura morta di cocci”, i cocci dei vasi (molto simili alle opere realizzate in terracotta e altri materiali dal pittore stesso) sono incassati in un loculo che testimoniano, con il loro silenzio spezzato, l’abbandono delle cose, il loro decadere ed essere sostituiti, in una marea continua ed incessante che richiama la metafora verghiana dell’ostrica.


Anche la “Natura morta con ramo” presenta elementi di riferimento all’assoluto, mentre la scelta di uno sfondo scuro e indifferenziato sottolinea gli elementi in primo piano, innanzitutto i libri, aperti e abbandonati sulla tavola, mentre la coppa, di fattura pregiata, rappresenta invece una variante della cornucopia classica.

La Ciminiera – Gennaio 2022
Prof Raoul ELIA
Novembre 2021

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