2002 – La Ciminiera 02 – Anno VII

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UNA VOCE

Così la Ciminiera è nuovamente divampata, dopo un breve periodo di stasi e, a quanto pare, emana luce e calore fra quanti, e sono in tanti, la leggono.
E’ una voce.
Occorre meditare un poco su cosa significhi, in termini di crescita culturale e civile, avere una voce, un pezzo di carta stampata sul quale tutti, dico tutti, sono invitati ad esporre, con libertà, le proprie opinioni sulle problematiche più varie e a soffermarsi su eventi culturali passati e presenti che meritano meditazione.
Siamo in Calabria, dove la stampa locale ha una storia assai frammentata: negli ultimi 100 anni sono state decine le riviste e i giornali vissuti solo l’espace d’un matine, non per colpa di chi li aveva concepiti e amorosamente allevati, ma per la brutale ragione economica; perchè una rivista, malgrado tutto, ha dei costi di stampa e di distribuzione non sopprimibili.
E pensare che di questi periodici dalla breve esistenza, che darebbero uno spaccato interessantissimo della vita calabrese, non è più possibile reperirne le raccolte, neppure nelle biblioteche civiche.
La Ciminiera ha comunque raggiunto il settimo anno; speriamo e faremo di tutto che non soffra la famosa crisi del settimo anno e che viva, quale strumento di libero dibattito di idee, non certo inutile in una epoca, assai prosaica, nella quale tutto sembra risolversi nella prassi.
Alla Ciminiera si è affiancato uno snello quindicinale di opinione, “4 Fogli”, nel quale trovano posto argomenti e dibattiti di validità più immediata, non ancora sedimentati al punto da essere oggetto di riflessioni di più ampia validità temporale.
I numeri sono andati a ruba; la formula è, dunque, piaciuta e gli argomenti trattati non sono stati, evidentemente, nè peregrini nè oziosi. Certamente, per una Associazione culturale come il Centro Studi Bruttium, fondato esclusivamente sul volontariato, portare avanti contemporaneamente ogni mese 26 pagine di rivista e otto (4+4) di quindicinale non è facile.
Vorremmo che i lettori venissero a trovarci qui, nella nostra sede associativa, per vedere quale sorta di alveare operoso si agiti fra tavoli, computers, fotocopiatrici, spesso, molto, molto spesso, con penna e foglio bianco. Già, un foglio bianco: può rappresentare nulla o tutto come un nido, vuoto o pieno; certo, il nido che da gioia è quello pieno e cinguettante di vita, perché le idee che fervono, che si esprimono, sono essere viventi.

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