2002 – 4FOGLI – ANNO I NR. 03

CHE BRUTTO SPETTACOLO,

FUORI DAL TEATRO!

di Raffaella Sacco

Molti catanzaresi non vorrebbero più assistere a uno spettacolo che,invece, è continuamente sotto i loro occhi fuori dalle mura di un teatro della propria città.
Interpellando sia il passante distratto che quello più attento, il commento che abbiamo raccolto è sostanzialmente lo stesso: “Che peccato!”.
La regìa di tutto ciò è sconosciuta, mentre gli attori di tale rappresentazione sono lì, sempre presenti, materia inerme in decadimento rapido e, a quanto pare, inevitabile.
Usciamo dalla metafora teatrale per presentarli: sono le scale collocate nello slargo antistante la facciata secondaria del Teatro Masciari, ora in stato di ampio degrado. Gran parte degli scalini, infatti risulta deteriorata, a volte in maniera grave. Alcuni elementi dei corrimani sono andati perduti o sono diroccati. Anche l’ante-ingresso risulta in parte lesionato, con le due porte, di cui una è stata murata, l’altra invece è chiusa da un fatiscente portone.
Queste scale sembrano le vittime silenziose di una vistosa contraddizione: a)fanno parte di un teatro riconosciuto come ‘bene  artistico’ e pertanto anche loro dovrebbero venire tutelate (da chi?); b) sono in evidente stato di degrado, perciò per loro stessa natura pericolanti e tuttavia pare che nessuno sia cosciente del rischio che rappresentano in una zona cosi densamente frequentata; c)stanno assistendo impotenti al recupero di tutta l’area circostante, strade nuove, arredi urbani che accolgono simpatiche composizioni floreali, monumentali edifici che sorgono qualche metro più in là e ancora nessuno si cura di loro. Abbiamo provato a farlo noi, da semplici cittadini, andando a chiedere qualche chiarimento presso la Sovrintendenza per i beni ambientali architettonici artistici e storici della Calabria: varchiamo la soglia del Centro Operativo ( la sede centrale, anomalia tutta calabrese, non si trova infatti nel capoluogo di regione, come avviene in tutte le altre regioni d’Italia,  ma a Cosenza), saliamo le scale e all’ultimo piano dell’edificio ci attende con un accogliente sorriso il dott. Pregoni, responsabile della sede di Catanzaro. Poiché avevamo preannunciato il nostro arrivo con una telefonata otteniamo subito  una scheda informativa relativa alla scala, redatta presso il centro operativo, e altre documentazioni sull’argomento. La scheda recita quanto segue:”Lo scalone del teatro Masciari, ubicato nello slargo antistante la facciata secondaria dell’omonimo edificio, risale, come epoca di costruzione, agli inizi del XX secolo e rappresenta l’unico elemento di rilievo dell’intero prospetto. La sua composizione architettonica, di impostazione rinascimentale, propone un classico esempio di scala del tipo a ‘quattro rampe’, impostata su due ordini, con balconata a giorno superiore che sovrasta il piccolo ‘pozzo’ centrale ovoidale con sacello. L’imponente e slargata rampa principale si interrompe sul primo grado dal quale si dipartono due rampe curve laterali le quali si congiungono con il grado della quarta rampa retta che immette sulla balconata. Di particolare rilievo è la balaustrata che contorna i fianchi delle rampe e il parapetto della balconata la cui plasticità, congiuntamente alle balaustre delle rampe, è ulteriormente alleggerita dalla ripetitività dei balaustrini conferendo all’intero organismo architettonico sobrietà e leggerezza. Ritroviamo questa tipologia, con varianti e semplificazioni, in altri esempi di architettura civile e religiosa catanzarese“. Iniziamo con il dott. Pregoni una conversazione informale dalla quale emerge che per risalire alle cause dell’abbandono di tale bene artistico bisogna muoversi in un’altra direzione, vale a dire, contattando i proprietari dell’intero complesso, residenti a Napoli, che dovrebbero interessarsi a intraprendere l’attività di recupero evidentemente chiedendo anche di beneficiare delle agevolazioni fiscali e finanziarie previste per legge. Dobbiamo allora continuare la ricerca altrove, tuttavia siamo anche curiosi di sapere quali siano le responsabilità del Comune che vede decadere un bene artistico della città davanti ai suoi occhi (e  non in senso figurato) e non provvede a sollecitarne il recupero.
La volontà del Comune in tal senso ci è ancora ignota in quanto siamo solo all’inizio di una prevedibilmente tortuosa strada verso la verità dei fatti, ma l’indagine andrà avanti e coinvolgeremo chiunque abbia un ruolo nella gestione e la tutela del patrimonio cittadino.
Perché tanta insistenza? Forse la scala è un rarissimo esempio di edilizia urbana del primo ‘900? Forse ha una storia indimenticabile alle spalle legata alla sua funzione di accesso al teatro? Ridimensionando le attese, diciamo pure che si tratta  semplicemente di un interessante  esempio di scalinata   la cui composizione architettonica riporta alla mente il modello floreale proprio dell’epoca e che veniva usata per permettere l’uscita degli spettatori quando, nei primi del Novecento, il teatro Masciari proponeva un’intensa attività teatrale e musicale, e detto ciò,  siamo ancora convinti che sia ingiusto farla decadere nel disinteresse generale.
Se il rispetto per la storia della propria città  si vede dando importanza alle grandi come alle piccole testimonianze artistiche e di vita sociale che nell’ insieme contribuiscono a raccontarci come eravamo e cosa siamo diventati, questo scarto tra il vecchio e il nuovo può farci comprendere cosa possa essere recuperato significativamente alla memoria e nella realtà. Perché, diciamocela tutta, possiamo vivere bene anche senza veder mai quella scalinata recuperata al suo antico aspetto, magari guardandola con sdegno fugace mentre attraversiamo l’acciottolato che porta verso l’assolutamente nuovo, e tuttavia, nell’indifferenza di quel gesto, avremo reso ‘pericolante’ anche il nostro senso civico e quello dei nostri figli , testimoni, loro malgrado, del nuovo che avanza sui fantasmi del vecchio.


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